La strana sostenibilità
Ora che tutti plaudono alla sostenibilità, nuovo mantra del sacro consumismo, noi vecchi ecologisti pensiamo a quale epitaffio scrivere sulla nostra tomba.
“Voleva salvare le foche!”
Siamo finiti. Sotto i colpi delle multinazionali e dei compiacenti consulenti che, come non ricordarlo, pure loro tengono famiglia. E allora certificano – novelli becchini – la sostenibilità dei grandi che pagano e confortano l’esiziale trapasso dei piccoli che non se li possono permettere.
Torme di consulenti d’assalto e camaleontici politici, dopo aver contribuito a distruggere l’ecosistema, si sono convertiti sulla via di Bruxelles. Peccatori redenti, santi santificati ci spiegano come salvare il pianeta.
Che bello il mondo nuovo!
Ossequiamo con gioia il CSRD! E continuiamo ad importare con giubilo prodotti dai grandi paesi che sfruttano in ogni modo la manodopera, senza garanzie sindacali, senza curarsi dell’inquinamento.
L’ambiente? Savato!.. a parole.
Trasportiamo la componentistica di basso costo/bassa qualità su grandi e inquinanti navi cargo, noi che rinunciamo alla Panda quattro cilindri (che non è mica euro 6).
Rivendiamo a prezzi stragonfiati sul mercato europeo con tanto di bollino verde.
Per fortuna si romperà in fretta, garantendo la continuità di questo ciclo virtuoso ed ecologico battezzato – credo con non poca ipocrisia – economia circolare.
Ricordateci così.

